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Talk_About_the_passion


LIBRI/RACCONTI


24 ottobre 2006

La bufera

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,


(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)


il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante - marmo manna
e distruzione - ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -

e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...

Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
 

mi salutasti - per entrar nel buio.




(E. Montale)






La bufera è una metafora della guerra, uno dei temi principali della letteratura del '900, e la violenza e la passione con cui viene descritta sono notevoli.
la grandine crea un suono di cristallo percosso - è l'eco della guerra che scoppia improvvisa - e sorprende Clizia (la donna-angelo che visita Montale in molte sue poesie, fuggita in america per salvarsi dalle persecuzioni razziali della guerra) nel suo nido sicuro. un barlume luminoso si spegne sui mobili dell'interno, sulle coste dei libri rilegati....appare un rapido baleno che si ritrae ma pare anche persistere nei suoi occhi, come grana di zucchero che brucia.
c'è poi il lampo che candisce alberi e muri, una luce indifferente, dolce ma allo stesso tempo devastante per la distruzione che accompagna. acquista tuttavia una positività perchè è luce di potenziale salvezza, incarnata da Clizia.
dopo gli elementi visivi, ecco quelli uditivi: lo schianto rude, i sistri, i tamburelli. un misto di violenza e passionalità che ben descrive gli orrori della guerra; possiamo immaginare nello scalpicciare del fandango la trionfale marcia di un esercito, o forse qualcuno che annaspa per fuggire dai massacri.
Dalla terza persona si passa ad un'altra frase, piu intima, in confidenza. chi entra nel buio è Clizia. E' un addio irrevocabile, il segno inequivocabile di un disastro esistenziale, quello dell'uomo che, nella guerra, perde ogni speranza di salvezza. L'addio è preceduto da un atto estremamente delicato e lieve: quello di allontanare i capelli dalla fronte.


Bellissima dimostrazione di quanto le parole possano essere potenti ed emozionanti...




permalink | inviato da il 24/10/2006 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 febbraio 2006


Vorrei raccontare l'esperienza che con i miei amici ho vissuto oggi, perchè davvero di cose del genere non ne capitano tutti i giorni.
Siamo andati alla mostra Dialogo nel buio, una mostra che insegna a vedere. A vedere oltre i propri occhi, sviluppando e imparando ad usare il tatto, l'udito e gli altri sensi in un modo a cui non siamo certo abituati.
Questo percorso nel buio ha suscitato in noi delle emozioni che difficilmente dimenticheremo.
Dalla vertigine iniziale, appena entrati nel buio totale, alla curiosità un attimo dopo di esplorare questo "mondo" sconosciuto ai nostri occhi, tra goffi movimenti nel tentativo di attaccarsi a qualcun altro, di sentire presenze rassicuranti.
Ed invece la cosa piu rassicurante era una voce... la voce della nostra guida, un anziano signore non vedente che ci guidava.
Vieni, dammi la mano, indovina cos'è questo, vi sentite un po' meno al buio adesso?
Sono bastate due parole per farci capire che con lui eravamo al sicuro, potevamo fidarci. E per un'ora ci siamo messi nei suoi panni, abbiamo capito cosa significhi per un uomo vedere le cose senza poterle guardare
Un'ora immersi nel nero piu totale, un'ora volata via anche grazie alla dolcezza infinita di quell'uomo di cui ci siamo tanto affezionati pur non avendolo guardato in faccia. Eppure sembrava di essere guidati dal proprio nonno, tanto la sua voce era rassicurante.....vedere il suo volto una volta tornati alla luce è stata una sensazione stranissima, quasi commovente.
Siamo usciti da quel posto davvero impressionati.
Un'esperienza unica, che ci ha fatto rendere conto di come il mondo di un non vedente sia più ricco, più profondo e sicuramente più pericoloso del nostro. Di come siamo poco abituati ad usare gli altri 4 sensi, fermandoci alla superficialità di quello che possiamo vedere con gli occhi.
Un labirinto oscuro che però ci ha illuminati dentro. davvero incredibile.


Che strano fiore
Dicono sia una rosa
Ha i petali morbidi
Sono di carta
E il colore ricorda un'alba
Il colore è dipinto
Ma lo stelo, guarda, è come di giada
No, è solo plastica
E il profumo...
Non ha profumo
Ma allora perchè a me sembra vero?
Perchè tu lo vedi.




permalink | inviato da il 3/2/2006 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


12 dicembre 2005

valzer

Non volevo più andare via.
Stavamo in un appartamento con una enorme finestra dalla quale si vedeva tutta la città, ed ogni sera quando tornavamo dalle passeggiate mi mettevo a guardare fuori. Le strade, i monumenti, i comignoli, i tetti, persino gli uffici di fronte mi sembravano diversi. Mi piaceva spiare le case, com'erano fatte dentro, mi incuriosiva. Guardavo la vita parigina da quel piccolo appartamento che non scorderò mai.
La torre Eiffel sorrideva da lontano. Dispettosa. Sembra sempre che ci sei arrivato e invece non ci arrivi mai. E poi ricordo i colori, colori pastello, i colori della frutta e della verdura esposti in mezzo alla via, i colori di Montmartre e dei suoi artisti. Gli odori, le spezie, frutta secca, tisane, persino il cattivo odore in metropolitana. In fondo parigi ci piace anche così.
Quando penso a un posto dove andare mi viene subito in mente quell'appartamento. E' che a volte non ne posso davvero piu, non sopporto piu la gente che ho intorno, il grigiume che ho intorno, la frenesia che ho intorno. Ma non posso scappare, e allora viaggio con la mente. 
A parigi per la prima volta in vita mia ho visto due arcobaleni, uno attaccato all'altro, e mi sono meravigliata come una bambina.  pioggia, sole, c'era di tutto in quel cielo.
A parigi ho letto la poesia più bella di tutte e l'ho divorata con gli occhi e con il cuore, era appoggiata sulla tomba di oscar wilde al cimitero ed era scritta da un ragazzo che lo ammirava, era di una bellezza commovente.
Persino le nuvole a parigi sono diverse. Sembrano quelle dei cartoni animati e mi sono sempre chiesta perchè. Nuvoloni soffici, non di quelli che quando li vedi ti mettono tristezza. Di quelli che ci puoi giocare con la fantasia.

Ho trovato un clima accogliente, festoso, fino all'ultima sera quando sui gradini della scalinata del sacre coeur c'erano tanti ragazzi che se la spassavano, suonavano, cantavano, e tutti ci godevamo il panorama con la città illuminata.

E' lì che ho salutato parigi e le ho promesso di tornare.











Qualcuno mi ci porta? :-)




permalink | inviato da il 12/12/2005 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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allora danzavamo lungo le strade leggeri come piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che m’interessa, perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano e dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali .......



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